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  • Francesca

Recensione - Lamentation

Buongiorno Lettori,

oggi nuovo appuntamento con le recensioni. In particolare oggi parliamo di una recente uscita per una piccola casa editrice italiana indipendente, che ci ha regalato la traduzione di Lamentation. Vi consiglio caldamente un giro sul sito delle Casa Sirio perché troverete davvero delle piccole chicche.


"Sai cosa si dice del lamentarsi, no? All'ottanta percento della gente non interessa, e il restante venti è contento stia succedendo a te e non a loro [...]"

Titolo: Lamentation

Autore: Joe Clifford

Serie: Jay Porter #1

Casa Editrice: Casa Sirio

Pagine: 320

Formato: rilegato

Prezzo: 15,00 € (cartaceo)

Se c'è una cosa che ho imparato dopo tanti anni passati a leggere romanzi di vario genere, in diverse lingue e di case editrici differenti - e di cui forse non finirò mai di stupirmi - è che i romanzi più inaspettati, quelli che sanno sorprenderti e magari anche farti ricredere su certi preconcetti che, senza nessuna base logica, hanno preso piede nella tua testa, possono nascondersi ovunque. E questo non ha nulla a che vedere con il genere, il numero di pagine, la casa editrice che lo ha tradotto, la nazionalità dell'autore o l'ambientazione. I romanzi, almeno quelli che leggo io, quelli che appartengono alla narrativa d'intrattenimento, sono in ultima analisi storie e questo in fin dei conti non è forse il superpotere di cui ogni storia è dotata? Come un piccolo mondo a sé, un pianeta dotato delle proprie leggi fisiche e con regole ben precise ogni storia trascina il lettore al suo interno: a volte il viaggio non è confortevole e se ne esce un po' malconci, ma altre volte invece si riesce a raggiungere quello stato magico dal quale non si vorrebbe più uscire, quella dimensione parallela a cui si accede solo attraverso le pagine che, come un portale, trasportano altrove e fanno vivere quel viaggio incredibile e fantastico che, almeno per quanto mi riguarda, poche altre cose al mondo sanno eguagliare.

É questo il caso di Lamentation dell'americano Joe Clifford, un autore parecchio conosciuto all'estero e candidato, nonché vincitore, di diversi premi prestigiosi tra cui anche due Anthony Awards che ha visto la luce nel bel paese grazie a una piccola casa editrice indipendente - la Casa Sirio - che ha avuto il coraggio, la tenacia e la lungimiranza di scegliere un autore del genere da inserire nel suo catalogo.

Lamentation è una storia semplice eppure altamente di impatto, una sorta di strano mix tra un mistery e un hard boiled edulcorato, il tutto immerso in uno scenario che personalmente ho adorato: il New Hampshire. E tuttavia, tra le pagine del romanzo di Clifford non vi è traccia di quel idillio a cui spesso facciamo riferimento pensando alla regione del New England: strade pulite e zone residenziali, vecchie dimore e le foglie rosse d'autunno a fare da cornice. In Lamentation troviamo un paesaggio abbruttito, sferzato da bufere di neve e raffiche ghiacciate di vento del nord, schiacciato in morsa invernale che grava sull'anonima cittadina di Ashton come l'ombra perenne del monte Lamentation. É all'interno di questo scenario che si muovono i protagonisti della storia a cui Clifford da vita: una galleria di personaggi provinciali e sempliciotti, scolpiti in una vita di una minuscola cittadina in cui non accade mai nulla, in cui tutti conoscono tutti e le vicende - anche le più insignificanti - viaggiano con il vento che preannuncia tempesta.

Su questi svetta - si fa per dire - il protagonista Jay. Un passato complicato segnato da un gravissimo lutto e dal peso di un fratello a cui non è facile voler bene. Un protagonista che, se fosse stato giudicato da una maestra di scuola - avrebbe ottenuto un " è bravo ma non si impegna". Ma Jay è una voce potente che con semplicità e una schiettezza, a volte disarmante, si fa sentire dalle pagine e che non si può ignorare. Non lo avrei creduto possibile, ma devo ammettere che ho apprezzato tantissimo questo lato oscuro della narrazione di Clifford, questa durezza nel raccontare le bassezze alle quali, a volte, la vita ci costringe. Jay, ma il discorso vale un po' per tutti i personaggi all'interno della storia, è un personaggio battuto dalle vicende personali più volte nel corso della sua vita e, adesso che ha trovato una sua dimensione seppur traballante, è restio a metterla in gioco per qualcosa di sconosciuto. Anche il tratteggio del rapporto, a dir poco conflittuale, con il fratello dipendente dalle droghe è stato un aspetto che ho apprezzato all'interno della vicenda e al quale non posso fare altro che tributare un enorme chapeau all'autore che, con coraggio, ha scelto per una volta di raccontare le cose così come stanno: non tutte le famiglie sono felici, non tutti i fratelli vivono uno per l'altro, non sempre la vita è una passeggiata di salute.

Altro elemento che mi è piaciuto e che mi sento di dover sottolineare è lo stile dell'autore che ho trovato estremamente scorrevole e molto fluido. Una caratteristica che fa da contraltare a un intreccio segnato da pochi avvenimenti salienti e, in ultima analisi, decisamente molto character driven, elemento quest'ultimo affatto negativo a mio parere e che, anzi, l'autore ha saputo gestire molto bene maneggiando con cura due elementi opposti e spesso molto difficili da far collimare.

Per questo quindi mi senti di categorizzare Lamentation decisamente come un thriller atipico, scandito da tempi, vicende e personaggi particolari e forse proprio per questo non adatto a tutti i tipi di lettori.

Purtroppo però, come spesso accade in molte faccende, non sempre tutto è perfetto e mi sento quindi anche in dover di sottolineare un aspetto che non mi è piaciuto affatto: il finale. Non tanto in termini di contenuti che, sotto questo punto di vista si configura decisamente in linea con il resto della storia e con in personaggi che la abitano, quanto nella sua brusca interruzione che ho trovato si anti convenzionale ma anche piuttosto sconcertante per il lettore. Certo, da un lato è pienamente compatibile con il personaggio di Jay e si configura in pieno con una sua ipotetica linea di azione dall'altra lascia decisamente il lettore "appeso" non regalandogli la soddisfazione di un finale più canonico. Confido perciò che i seguiti vengano tradotti in italiano in modo da regalarci un ulteriore sguardo sulla cittadina di Ashton e sui suoi abitanti, nonché sulla bravura di Clifford e soprattutto sulla storia di Jay.

Consigliato? Consigliato per lo stile altamente scorrevole e per una visione inedita su personaggi che si configurano decisamente come antieroi. Da tenere in conto però che il romanzo di Clifford vira decisamente più verso il mistery più che verso il thriller e che si configura con un focus importante sui personaggi piuttosto che sulla storia in sè. Da rammentare inoltre anche che non termina, almeno non nel senso classico del termine.

Coinvolgimento: 4/5

Stile: 5/5

Personaggi: 4/5

Vicenda/Narrazione: 2/5


Verdetto: 3,75/5





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